Qualsiasi sodalizio, per sopravvivere, esige la partecipazione e l’impegno di tutti i suoi affiliati. Ma, per durare a lungo nel tempo, a prescindere dalle singole competenze democraticamente attribuite, è necessario che maturi all’interno del gruppo, in modo spontaneo, una presenza trainante.
Una figura capace di assumere e gestire in proprio, senza farlo pesare, la responsabilità di ciascuno, qualora non fosse del tutto finalizzata.
Il circolo fotografico L’Otturatore di Boves, raggiunto il trentottesimo anno di attività , ha sempre avuto la fortuna di annoverare tra i suoi membri una figura carismatica, intesa come motore che spinge all’azione, guida e trascina i compagni.
Tra gli anni ’70- ’80 assolvevano tale funzione i coniugi Raffaello Vado e Giuliana Campana, cofondatori del circolo. Era l’epoca dei grandi concorsi patrocinati dalla F.I.A.F (*). Le esposizioni venivano allestire nel salone consiliare del Comune con la partecipazione di fotoamatori provenienti da tutto il territorio nazionale.
Nel corso degli anni ’90 il ruolo veniva assunto e proficuamente vissuto dal Sig. Beppe Andreis. A quel tempo si andava diffondendo la moda delle serate con proiezione di immagini diapositive e commento sincronizzato. Laboriosi racconti e documentari, la cui realizzazione impegnava il circolo per mesi, che venivano poi presentati in occasione di sagre paesane o presso varie associazioni culturali. Si rafforzava altresì il coinvolgimento artistico del gruppo con alcune pubblicazioni locali come il “Boves, voci di una comunità” oppure i classici calendari della “Corall”.
Nell’ultimo decennio la presenza trainante si è rivelata nella persona di Michele Siciliano, autentico “propulsore” nonché “salvatore” del sodalizio in un particolare momento di crisi. Individuo generoso, intuitivo, costante nell’impegno, simpaticamente impulsivo e passionale, risoluto nel perseguire gli obiettivi comuni. E’ stato recentemente nominato “Presidente Onorario”a titolo di riconoscimento per le numerose iniziative di cui, negli anni, si è reso protagonista. Tra queste meritano un cenno alcune di notevole rilievo: la pubblicazione del libro fotografico “Le nostre radici”, l’ adesione al programma nazionale di “Film Commission” per l’individuazione delle “location” e “set” cinematografici o televisivi nella zona di Cuneo, la mostra allestita nel salone espositivo della Provincia, durata quindici giorni, con gigantografia di richiamo in corso Nizza e la documentazione fotografica dell’intera collezione di dipinti a corredare il libro “Impressioni” di Adriana Filippi.
L’attuale direttivo, eletto da poche settimane e presieduto da Cristiano Cerato, sembra lodevolmente intenzionato. Ma, al momento non ha storia alle spalle. Ed è risaputo che la misura dell’impegno profuso non sempre ha un riscontro immediato. Sovente è come un germoglio che sboccia a distanza di tempo. Quindi va aggiornato ad altra occasione un giudizio pertinente.
Eligio Baudino
(*) F.I.A.F. = Federazione Italiana Arti Fotografiche
Si è conclusa con un successo la mostra collettiva 2011 svoltasi durante i festeggiamenti del locale patrono, San Bartolomeo.Il bilancio dei tre giorni di esposizione non può che incoraggiarci a proseguire in questa direzione ; il pubblico ha costantemente affollato i locali della manifestazione e, grazie anche all’ambientazione suggestiva dell’ex Confraternita Santa Croce, il risultato è stato stupefacente.
Foto di Enrico Lorenzetti
Gli apprezzamenti sono stati numerosi. Il livello qualitativo delle fotografie esposte migliora di anno in anno e questo lo si può intendere anche leggendo i commenti scritti che sono stati lasciati sul quaderno dell’evento.
Un ringraziamento particolare va a chi ci è venuto a trovare, ai soci che con maggiore impegno hanno realizzato le strutture espositive ed agli amici che, con costanza, hanno offerto la loro disponibilità per accogliere i visitatori.
( S.Dalmasso )
Nell’attesa della mostra collettiva 2012 abbiamo pensato di trasferire le immagini della mostra 2011 al nostro sito internet in una galleria dedicata. Per coloro che avranno il piacere di vedere o ri-vedere la mostra CLICCARE QUI ![]()
Foto di Simone Dalmasso
Venerdi 15 Luglio ore 21,30 presso il padiglione festeggiamenti
della frazione Mellana a Boves (CN)
“Driving into the west”, il titolo perfetto per descrivere i giorni appena trascorsi negli Stati Uniti, gironzolando per le strade dell’Ovest. Esatto!Un viaggio e non solo una vacanza.
A febbraio di quest’anno, decidiamo di partire.
La nostra destinazione è Los Angeles, la città degli angeli in California, che è il luogo terrestre di partenza per il nostro tour alla ricerca delle meraviglie americane.
Il giro, 3077 miglia, tocca alcuni dei luoghi simbolo di questa nazione. La Death Valley o valle della morte, il Grand Canyon, la Monument Valley, il favoloso Antelope Canyon, Canyonland National Park, gli Arches, Las Vegas, il cancello della famosa Area 51 e molto altro ancora.
Raggiungiamo tutti questi posti via terra, spesso con lunghe trasferte su sterrato. Il nostro mezzo è un fuoristrada, rigorosamente americano, che ci permette di vivere “on the road”questa avventura.
Il Suburban, infatti, magari lento ed impegnativo, si è dimostrato una scelta vincente, permettendoci di assaporare la vita reale della provincia americana, emozioni e pericoli compresi. La fatica delle lunghe trasferte veniva appagata da panorami mozzafiato.
Con queste immagini, speriamo di trasmettere anche a voi le sensazioni che noi abbiamo provato nel contemplare questi paesaggi.
Buona visione a tutti!
Monica e Simone
Delle scuse irrazionali e illogiche a volte ci impediscono di raggiungere i risultati che desideriamo. Io la chiamo la sindrome del “Se solo …” e influenza tutte le attività umane, inclusa la fotografia.
Spesso parlo con persone che vogliono migliorare le fotografie che fanno e la maggior parte di loro sono davvero pronte a metterci l’impegno e il lavoro necessario.
Ma la sindrome del “se solo …” prima o poi entra in gioco: “Se solo avessi quell’accessorio xxxx potrei essere un fotografo migliore”. “Se solo potessi fotografare durante il giorno i miei scatti sarebbe molto meglio.” Non c’è davvero fine alle scuse che siamo in grado di creare dal nulla per giustificare la nostra pigrizia o mancanza di pazienza.
La prima cosa da fare è riconoscere queste scuse per quello che realmente sono: scuse. E metterle al posto giusto: è una reazione molto comune ed umana alle difficoltà, non siete dei mostri strani e tutti sono stati nei vostri panni ad un certo punto. Aggiungiamo a questo anche il Mondo “consumista” in cui viviamo, che ad ogni passo cerca di convincerci che è necessario acquistare un nuovo prodotto che miracolosamente risolverà tutti i nostri problemi.
Ma facciamo alcuni esempi piuttosto comuni di situazioni “fotografiche” che ho spesso ascoltato.
La scusa “non ho una fotocamera abbastanza buona”.
Questa è la più palese bugia che possiamo raccontarci. Poteva essere vera (fino ad un punto) in passato, ma oggi è veramente ridicola. È vero che non tutte le macchine fotografiche sono adatte in qualsiasi situazione, ma non dovete spendere una fortuna per comprare ciò che vi serve, dovete solo sapere di che cosa avete bisogno e dei compromessi che desiderate accettare.
Parliamo per esempio del settore della fotografia in cui sono più coinvolto: il food. Ho già spiegato in un altro post perché si dovrebbe usare una macchina fotografica reflex per fare scatti di food decenti. Come mi aspettavo alcuni commenti sono stati “ahh ma io ho solo una macchina fotografica digitale compatta. Quelle foto sono il meglio che potessi fare”.
Scuse.
Se avete bisogno di fare foto di food per il web non è necessario acquistare la più recente, mega accessoriata, macchina fotografica che costa quasi come un’automobile. Basta avere una buona macchina fotografica digitale usata, prodotta anche alcuni anni fa, e una economica lente da 50mm. Stiamo parlando di circa 150 euro per la macchina e altri 150 per l’obiettivo, e sto un po’ esagerando i prezzi, si potrebbe forse trovare qualcosa di più conveniente con un po’ di pazienza e di ricerca.
Quindi con circa 300 euro, meno del prezzo delle più recenti fotocamere digitali compatte, potete permettervi di entrare in un mondo completamente diverso. Se il vostro desiderio di fare buone foto merita questa spesa, eliminate la scusa che vi siete creati e iniziate a cercare il vostro acquisto.
La soluzione è anche più facile se si vuole fare begli scatti dall’aspetto professionale ma che non hanno bisogno di essere in un formato digitale. La pellicola non è morta, un rullino di pellicola costa circa 6-8 euro, incluso lo sviluppo, mentre le fotocamere, anche recenti, vengono davvero date via per poche decine di euro.
Se in futuro si desidera avere queste foto in formato digitale per essere utilizzate sul web tutto ciò che serve è uno scanner a buon mercato che costa circa 100-150 euro.
Esempio: ho fatto la foto sopra con una macchina fotografica a medio formato Zeiss Nettar, prodotta negli anni ’50 e che in giro si trova anche a 25-30 euro, la pellicola (Fuji Provia 400) e lo sviluppo mi è costato altri 8-9 euro, mentre la scansione la ho eseguita con un Epson V700 (500 euro) che mi ha dato un’immagine con una risoluzione che batte la mia Canon EOS 5dMkII (2500 euro). Uno scanner da 150 euro avrebbe prodotto risultati più che accettabili per il web e in ogni caso con la pellicola si può sempre usare in futuro uno scanner migliore, la qualità è nella pellicola stessa, non nello scanner.
La scusa “Non ho abbastanza luce”
Quando sento queste parole il mio primo pensiero è “Oh mio Dio! Di nuovo!”. Mettiamola in modo semplice e chiaro, a meno che non si debba fotografare un soggetto in movimento o animato la luce non è un problema. Ripetete con me “La… luce… non è… un… problema”. Questo perché spero che abbiate speso qualche soldo per comprare un treppiede.
Non avete un treppiede? Compratene uno. Pensate di non aver bisogno di un treppiede? Ok, seguitemi: le foto di buona qualità hanno bisogno di luce o di tempo. Poiché la luce non è sempre disponibile ci vuole tempo, e tempo significa che avete bisogno di tenere ferma la fotocamera, almeno per un secondo diviso per la lunghezza focale dell’obiettivo che state utilizzando. Ad esempio se si utilizza il comune obiettivo da 50 millimetri è necessario almeno un tempo di esposizione pari a 1/50 di secondo (se si utilizza una macchina fotografica digitale “crop” si deve moltiplicare la lunghezza focale con il fattore di crop, di solito circa 1.5x).
Ma quando un treppiede è davvero impagabile è quando si deve fotografare con poca luce o luce artificiale. Anche una piccola finestra o una lampada poco potente possono essere sufficienti se si ha un soggetto fermo e un treppiede. Avete tutto il tempo del mondo, abbastanza per trasformare la notte in una luminosa giornata nei vostri scatti.
Esempio: l’illuminazione che ho usato in questo scatto è solo la coppia di candele sullo sfondo. Naturalmente ho usato il cavalletto perché, anche a diaframma completamente aperto, il tempo necessario per ottenere una buona esposizione era di alcuni secondi.
La scusa “Non ho un buon occhio”
Questa è la scusa più brutta che ci possiamo raccontare, e probabilmente anche la più falsa.
Non ho mai incontrato un fotografo che sia nato con “buon occhio”. Il “buon occhio”, cioè la capacità di comporre una scena significativa e attraente nella fotografia, è una capacità che ha solo bisogno di essere alimentata mediante l’esercizio e l’esposizione a belle immagini, non solo fotografiche.
Per esempio visitate la pinacoteca della vostra città e iniziate ad analizzare i quadri che vi piacciono di più: guardate come il pittore ha messo i vari elementi sulla scena, che bilanciamento è riuscito a creare, quali sono le caratteristiche del quadro che hanno realmente catturato la vostra attenzione ed interesse.
La fotografia non ha regole diverse dalla pittura, è solo un medium diverso.
Il vostro investimento migliore è acquistare libri sulla pittura e la fotografia e guardare belle immagini ogni volta che potete. Un manifesto pubblicitario cattura la vostra attenzione? Fermatevi un attimo e studiate come l’immagine raffigurata su di esso è composta, come la luce cade sul soggetto, che tipo di significato o stato d’animo l’immagine cerca di esprimere a chi la vede.
Il “trucco” per fare belle foto è quello di riconoscere, attraverso la vostra esperienza, che una scena possa essere interessante, previsualizzarla nella vostra mente e alla fine vi renderete conto che l’azione di scattare la foto è la parte più facile e quasi meccanica. Anche un robot può premere un pulsante di scatto, un computer è in grado di calcolare l’esposizione meglio del più grande fotografo, ma solo un essere umano può possedere la cultura e l’intelligenza necessarie per riempire la foto di significato.
Esempio: lo studio e l’analisi di un capolavoro di un grande pittore (in questo caso Cezanne), può darvi un sacco di idee su come comporre un soggetto in una scena fotografica.
(Food photographer, e non solo!, professionista, Alessandro Guerani vive a Bologna ed è disponibile per servizi fotografici e postproduzione digitale di immagini. Per contattarlo potete vedere “Chi sono” o usare l’indirizzo “Contattami” entrambi nel menu del blog sopra.)
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