In ricordo di Mario Gastaldi

On 25 febbraio 2012 by Cristiano Cerato

Caro Mario,
ogni anno, tra gennaio e febbraio, quando il mestiere di piastrellista ti concedeva una tregua, partivi in viaggio, con tua moglie Rosy, verso terre lontane dal clima inconsueto per chi abita i nostri luoghi.

Eri solito preparare meticolosamente i vostri itinerari rintracciando tutte le informazioni possibili che poi, giunto sul posto, traducevi in altrettante immagini diapositive.

E ogni volta, al tuo ritorno, i compagni del circolo fotografico organizzavano una serata di proiezione nella “sala rossa” di piazza Borelli. Tu conducevi con sicurezza, documentatissimo, preciso in ogni dettaglio. La tua narrazione fluiva sullo schermo rivelando una prerogativa tanto innata quanto rara. Infatti, nel soddisfare la tua curiosità di turista impegnato, riuscivi a catturare, stuzzicare ed appagare la curiosità di coloro che guardavano le tue immagini.

Quante usanze e costumi di gente nel mondo ho scoperto grazie a te! …Frugando a caso tra i ricordi provo a citarne alcuni.

L’oasi di Antoudì, a cinquanta chilometri da Marrakech. L’arrivo dell’automezzo che ha attraversato il deserto. Uno sguardo alle spalle, sulla sconfinata distesa di sabbia appena percorsa. Le piatte casupole dei residenti. La fila di cammellieri in attesa dei turisti. Una breve salitella, poi il bivio: a sinistra per raggiungere il vecchio fortino, a destra verso l’omonima sorgente, meta dell’escursione. Cono otto immagini ci avevi raccontato tutto, in modo chiaro ed efficace. Se domani, per ipotesi, venissi paracadutato in quell’oasi, anche a distanza di anni, io saprei orientarmi senza bisogno di una guida.

E come potrei dimenticare le spettacolari vestigia di un’antica civiltà a Machu Picchu. Il lungo viale alberato che introduce al palazzo imperiale di Mogadiscio, caratteristico per la singolare struttura dei tronchi e dei rami, modellati da fasci di radici intrecciate. I tavoli dei ristoranti cubani, perennemente apparecchiati con enormi vassoi di frutta tropicale. Una fantasmagoria esotica di forme e colori: solo a guardarla, così esposta in primo piano, mi veniva l’acquolina in bocca.
Focalizzando meglio rivedo le piramidi del sole e della luna a Teotihuacan, con centinaia di gradini da scalare faticosamente per assicurarsi il vanto di una meritata istantanea sulla loro sommità. A proposito, non fu proprio in quella circostanza, dedicata al Messico, che ci invitasti a brindare con due bottiglie di autentica “Tequila”? … Quando tornasti dall’Argentina la “sala rossa” era gremita a tal punto che fummo costretti a replicare la serata.

Tu, Mario, sei stato il primo fra noi che è venuto a mancare. E sono convinto che LUI, lassù, non ti ha destinato a posare quadrelli o losanghe, di nuvole e stelle, nei grandi saloni del paradiso. Avrai certamente un incarico da “reporter” o documentarista: tipo “inviato speciale” presso gli altri pianeti abitati dell’universo. Così come, immagino, non usi più la pellicola diapositiva, ma possiedi le più sofisticate tecniche di ripresa, a noi viventi ancora sconosciute.

Oh, mi raccomando…Tieni in ordine l’archivio personale! …Giacché l’ineluttabile corso del destino, sempre in anticipo rispetto al tempo stimato, non mancherà di proporci l’occasione definitiva per assistere di nuovo alle tue proiezioni.

Arrivederci, amico
Un vecchio compagno del circolo “l’otturatore”
Eligio

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